Nel presente focus di approfondimento, vogliamo parlare di endoftalmite.
Con il termine endoftalmite ci si riferisce ad un’infezione interna all’occhio che può essere causata da un trauma oculare o da un’infezione del flusso sanguigno.
Nella maggior parte dei casi l’infezione ha un’origine esterna (esogena): il germe proviene, dunque, dall’ambiente, colpendo, in prima istanza, il bordo palpebrale ed il film lacrimale che ricopre la congiuntiva palpebrale, bulbare e la cornea.
Qui ci occuperemo di quelle endoftalmiti iatrogene, conseguenti ad un intervento chirurgico come, ad esempio, quello di facoemulsificazione con impianto di lente intraoculare, che viene eseguito per il trattamento della cataratta, concentrandoci sui maggiori fattori di rischio.
Infatti l’infezione può essere veicolata da corpi estranei, penetrati nell’occhio in seguito a traumi perforanti oppure, come detto, a trattamenti chirurgici intraoculari.
Il predetto tipo di infezione, seppure evenienza piuttosto rara (con incidenza, a seconda degli studi dallo 0,01% allo 0,5% degli interventi effettuati), è considerata un’emergenza oculistica piuttosto grave, con conseguenze, talvolta, irreversibili in quanto può determinare la perdita completa della vista di uno o di entrambi gli occhi.
I sintomi dell’endoftalmite possono includere forte dolore oculare (sintomo più tipico), rossore oculare, eccessiva sensibilità alla luce intensa, calo della vista e, pur se meno frequente, edema palpebrale.
Le cause dell’endoftalmite possono essere batteri, funghi o virus.
Le endoftalmiti causate da operazioni chirurgiche possono manifestarsi subito dopo l’intervento, spesso in modo acuto, oppure tardivamente.
L’endoftalmite infettiva post-chirurgica può essere classificata in tre forme:
- quella acuta immediata (o fulminante) che si manifesta entro 2-4 giorni dalla procedura chirurgica;
- quella acuta (ritardata) che si manifesta dopo 5-7 giorni dall’intervento;
- quella cronica che si presenta non prima di 1 mese dall’intervento.
Tra i fattori di rischio locali e sistemici preoperatori si segnalano:
- le infezioni del segmento anteriore dell’occhio (congiuntivite, cheratite….);
- blefarite, con maggior presenza di batteri a livello del sacco congiuntivale e delle ciglia;
- diabete: sebbene i diversi studi non siano unanimemente concordi nell’individuare nel diabete un fattore di rischio per l’endoftalmite;
- terapia immunosoppressiva: benché sia sconsigliabile intervenire su pazienti in terapia immunosoppressiva ad alto dosaggio, uno studio ESCRS non ha identificato differenze statisticamente significative tra soggetti che ricevevano terapia immunosoppressiva e soggetti che non la ricevevano;
- età maggiore di 80 anni.
Tra i fattori di rischio intraoperatori si registrano:
- la mancata sterilizzazione del sacco congiuntivale e della regione periorbitaria con iodopovidone: la sterilizzazione del sacco congiuntivale e della regione periorbitaria è in grado di agire sui batteri saprofiti di cute e congiuntiva, riducendo il rischio di infezione post-operatoria.
- l’utilizzo di materiale non sterile;
- la mancata sterilità dell’ambiente operatorio;
- la mancata sterilità degli operatori o il mancato utilizzo di materiale monouso (guanti e camici);
- il tunnel in cornea chiara: presenta un rischio 5,88 volte maggiore rispetto al tunnel sclero-corneale;
- la mancata tenuta del tunnel corneale con ferita chirurgica aperta, che rappresenta un veicolo per l’infezione;
- il materiale della IOL: è stato dimostrato che le IOL in silicone presentano un rischio 3.13 volte maggiore rispetto a quelle in acrilico. Il tipo di inserzione della IOL in camera posteriore invece, non è considerato un fattore di rischio;
- le complicanze post-operatorie, tra cui la rottura della capsula posteriore: quest’ultima comporta un rischio aumentato di 4.95 volte;
- la mancata iniezione di antibiotico in camera anteriore, in quanto, l’iniezione di antibiotico in camera anteriore riduce il rischio di endoftalmite. Nel 2012, peraltro, era approvato, a livello europeo, il singolo uso di Vancomicina.
Le linee guida per la prevenzione prevedono quindi:
- la corretta descrizione del segmento anteriore per escludere la presenza di infezioni del segmento anteriore o di blefarite;
- la prescrizione di terapia antibiotica preoperatoria, preferibilmente con fluorochinolonici;
- la corretta preparazione del paziente: il corretto posizionamento del capo, la sterilizzazione del sacco congiuntivale e della regione periorbitaria, la preparazione del tavolo operatorio e del chirurgo in sterilità, la preparazione del paziente con telino sterile, lasciando coperte le ciglia e, nel caso in cui dovessero rimanere scoperte, non tagliarle;
- la corretta procedura chirurgica;
- l’iniezione in camera anteriore di antibiotico (nel 2012 approvato il solo utilizzo di vancomicina).
In fase post-operatoria è, poi, necessaria terapia antibiotica profilattica topica e va istruito il paziente sul management da seguire.
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